Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘arte contemporanea’

Viva Arte Viva è un titolo davvero stuzzicante, ambizioso, curato, aggiungerei pensatissimo. La Biennale arte 2017 curata da Christine Macel sta per finire, affrettatevi, perchè nonostante non l’abbia trovata scoppiettante e celebrativa è pur sempre la Biennale e per questo VA vista.

Come al solito ci sono un paio di constatazioni che devo fare prima di raccontarvi le mie impressioni e le mie debolezze:

  1. Sono sempre senza tempo “libero”, quindi mi sono fatta un  mega tour de force per vedere Arsenale e Giardini in un solo giorno, è stato faticoso e bellissimo, ho incontrato tanti amici e parlato delle mie e delle loro sensazioni, ottimo.
  2. I padiglioni esterni spesso regalano scorci e possibilità che durante l’anno non ci sono, aperture straordinarie, piccoli ma importanti restauri, nuove joint ventures da non sottovalutare, mostre ed allestimenti splendidi… non ultime le manone di Quinn in canal Grande, credo tra le opere più fotografate EVER di questa Biennale, andateci, prendete una mappa e via, sono gratis!
Lorenzo Quinn

“Support” Mani gigantesche che sostengono Palazzo Sagredo, sul Canal Grande. Eccezionali!

 

3. Portate pazienza o voi c’arrivate, che io ne ho sempre meno alle venues, son stanca di video, di piagnistei, di femminismi fuori tempo, di calzini glitter e scarpe col tacco, di bimbi piccoli in marsupi stretti che paingono e gridano PIETA’, delle parlate romano-milanesi-shabby-chic, dei mini cani da borsetta col collare di design, degli aperi-colazione-brunch-cena (…) basta. Iniziamo, via con la carrellata di foto che ho scelto per voi!

20170510_113305

Io le scarpe fiorite di Michel Blazy in Arsenale le ho adorate, mi fanno pensare a quanto si cammina sia metaforicamente che fisicamente per arrivare da qualsiasi parte, alla Depeche oserei dire “Try walking in my shoes”, forse ci si stalla, ci si sofferma fin troppo, si fanno le “radici”… e poi perchè no, l’idea un po’ fetish di non buttare nulla, soprattutto le scarpe preferite e di farne un cache pot per le piante in fiore…beh d’altronde dobrebbero essere traspiranti n’est pas?!

Le stoffe cucite, quello che in gergo si chiamerebbe knitting, il taglia e cuci è ancora molto in voga tra le opere biennalesche e non, a ragione direi, quando il lavoro dell’artista è ancora legato a quello dell’artigiano o della tradizione molto più semplicemente, è sempre ragguardevole e pregiato. Quantomeno, alcuni artisti ricordano di avere mani abili al lavoro creativo e non solo supporti tecnologici splendidi ma leggermente freddi.

Loro, i morbidi, soffici enormi pom-pom di Sheila Hicks, tra le installazioni più selfie-ate dell’arsenale! “Escalade Beyond Chromatic Lands” ha avuto un enorme successo, meritatissimo per l’artista ottantenne statunitense che sta ora preparando un’installazione ancora più grande da portare a NYC.

20170510_120148

Sheila Hicks @Arsenale

Le Maschere Mapuche sono spettacolari, l’idea della perdita che sentiamo ogni giorno delle nostre tradizioni e delle nostre origini, vengono estremizzate da questo artista cileno: Bernardo Oyarzùn. Un padiglione buio, illuminato dalle scritte di fuoco a led sulle pareti che riportano 700 cognomi della comunità, che resiste all’estinzione nonostante tutto.

20170510_121023

Bernardo Oyarzùn, Cile, Arsenale

Stupendo Il Padiglione della Nuova Zelanda, non lo scopro qui con foto, perchè è talmente particolare ed interessante che ve lo dovete guardare, seduti in panca!

Ai Giardini la 57esima Biennale non riserva in realtà Padiglioni stupefacenti, ahimè.

Più che nel 2017 sembra di essere agli inizi del Novecento, con mille stili, mille opere, mille fili da tirare e nessuno realmente realizzato e compiuto; una Biennale che doveva essere arte allo stato brado, puro, si presenta invece labirintica e a volte perduta.

Splendida l’idea del Padiglione Francese, arte non è solo figurativa o contettuale ma anche musa … anzi 7 muse… ecco perchè con Xavier Veilhan c’è la musica che ci accompagna durante tutto il periodo della biennale , trasformando il suo padiglione in una geometrica  “scatola” acustica in legno, con tanto di studio di registrazione, in cui si far musica ogni giorno.

20170510_160419

Xavier Veilhan, Padiglione Francese.

20170510_171000

John Waters, Study Art Sign (For Prestige or Spite), 2007. Ai Giardini -Per me un MONITO!

20170510_170825

Abdullah Al Saadi, Padiglione Centrale, Giardini

Dal 2016 Abdullah Al Saadi (nato nel 1967 negli Emirati Arabi Uniti e trasferitosi in Giappone, a Kyoto, dopo essersi laureato in letteratura inglese) inizia a scrivere su rotoli, conservandoli in scatole metalliche della più diversa fattispecie: alla Biennale d’Arte di Venezia si presenta con “Diary in a metal box”. Rappresentano al contempo la sua memoria e una memoria collettiva del concepimento della vita nel mondo.L’ho adorato, sarà perchè usa anche la scatola dei Baicoli, sarà perchè scrive e disegna su semplici rotoli di carta, sarà perchè teme di dimenticare…

Più cehe una nuova Biennale ho trovato alcuni artisti straordinari che mi hanno fatta pensare, ci rivedremo tra due anni, speriamo con un po’ più di coraggio di rompere gli schemi o forse solo col coraggio di parlare d’arte e basta, del suo più intimo essere e non solo del corollario.

Vostra Biennalesca I.

Annunci

Read Full Post »

Albert Einstein — ‘I believe in intuition and inspiration. Imagination is more important than knowledge.

 

In concomitanza con la Biennale d’Arte di Venezia 2017, la Fondazione Musei Civici di Venezia e la Axel & May Vervoordt Foundation presentano la loro sesta e ultima mostra progettata per Palazzo Fortuny, Intuition fino al 26 novembre 2017.

Curata da Daniela Ferretti e Axel Vervoordt e co-curata da Dario Dalla Lana, Davide Daninos e Anne-Sophie Dusselier, l’esposizione intende evidenziare e indagare i tanti e diversi modi in cui l’intuizione ha plasmato l’arte, in aree geografiche, culture e generazioni diverse. Saranno dunque riuniti artefatti antichi e opere del passato affiancate ad altre più moderne e contemporanee, tutte legate al concetto di intuizione, di sogno, di telepatia, di fantasia paranormale, meditazione, potere creativo, fino all’ipnosi e all’ispirazione.

 

La parola intuizione deriva dal latino intueor (composto da in «dentro», + tueor «guardare» = «entrar dentro con lo sguardo»). È l’ “illuminazione” che apre all’uomo nuovi sguardi e ispirazioni. La mostra indaga il ruolo dell’intuizione nella nascita e nello sviluppo dell’arte in diversi paesi, culture, epoche, mettendo insieme opere antiche, moderne e contemporanee.
Palazzo Fortuny questa volta ci aiuta nell’interpretazione e prende una forma “antropomorfa” per leggere la mostra che di per se non ha inizio né fine:  il piano terra potrebbe essere il nostro legame con la tradizione, con la terra, le origini; il primo piano o piano nobile, l’appartamento di Fortuny è il piano della mente, dei movimenti automatici, della fase rem dei sogni, della ricerca di finire l’infinito; il secondo piano ha la peculiarità di un incontro importante, qui si incontrano corpo e mente, la creatività ed il mettersi alla prova; mentre al quarto piano, mozzafiato e splendido sottotetto, c’è tutta la poesia della terra e della materialità insieme con la trascendenza dello spazio wabi e delle bricole della laguna.

 

Il percorso si apre al piano terra con una serie di notevoli menhir del periodo Neolitico, provenienti da antiche civiltà mediterranee. Potenti “sculture” che testimoniano i tentativi di primi anonimi artisti di mettere in collegamento due mondi, di creare una relazione immediata tra terra e cielo. Ma la medesima forza e la stessa intensità la si può trovare nei lavori presentati di Chung Chang Sup, Anish Kapoor e nelle installazioni di Marina Abramovic e di Nicola Martini che esplorano la relazione tra sostanza e apparenza, materia e percezione.

el-anatsui-and-masaomi-raku

 El Anatsui e Masaomi Raku

L’interesse dei Surrealisti per l’inconscio costituirà un importante focus dell’esposizione. La loro fascinazione per i sogni, per la scrittura e il disegno automatici e per lo stato di alterazione dell’”io” saranno rappresentanti in mostra dai ‘dessins communiqués’ e ‘cadavres exquis’ di André Breton, André Masson, Paul Eluard, Victor Brauner – tra gli altri – insieme agli esperimenti fotografici di Raoul Ubac e Man Ray, e alle opere su carta di Henry Michaux, Oscar Dominguez e Joan Miró. Questa eredità si rifletterà anche nei lavori di Robert Morris, William Anastasi, Renato Leotta e Susan Morris, aristi contemporanei che, dal 1960, hanno fatto rivivere rivistandolo e aggiornandolo l’interesse surralista per l’automatismo, giungendo a nuovi risultati formali e tecnici. Il secondo piano di Palazzo Fortuny sarà interamente dedicato a queste “scritture automatiche”.

 

“Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo” Alighiero Boetti

L’ultimo piano della casa-atelier di Mariano ospiterà una suggestiva installazione performativa – definita dalla partecipazione del pubblico che contribuisce a trasformarla – dell’artista coreana Kimosooja.

 

In “Archive of the Mind” il visitatore è invitato a modellare pezzi di argilla a forma di sfera, avvolto da una performance sonora in cui si sente l’artista mentre fa rotolare analoghi oggetti. Il momento meditativo e persino spirituale di ciascun visitatore viene congelato per sempre nelle sfere di argilla finite. Vi prego, prendetevi 5 minuti, scegliete l’argilla che più vi aggrada e sedetevi, il lungo tavolo ellittico è l’ per voi, non state facendo né il pane né la pizza, state pensando a voi stessi, al vostro mondo, al vostro piccolo o grande universo. Fate la vostra pallina e mettetela dove volete, non lanciatela, nessuno vuole che il proprio mondo venga gettato… posizionatela in una galassia a voi cara o solamente ad una galassia/punto che vi faccia sentire bene, lavatevi le mani.

Avrete così preso parte ad un’opera site specific che resterà unica, per sempre.
Vostra Intuitiva I.

anish-kapoor-white-dark-viii

Anish Kapoor, White Dark VIII, 2001.

 

Info per la visita

Orari 10-18 (ultimo ingresso ore 17) chiuso il martedì

Biglietto 12€ intero, 10€ ridotto

Per visite guidate http://fortuny.visitmuve.it

 

Read Full Post »

Io stasera dovrei finire un po’ di cose ma.. scopro ora che faranno Good Bye Lenin, che ho adorato… mi sa che finirò le cose da fare domani…. mmmm procrastinating (procrastinating is the practice of carrying out less urgent tasks in preference to more urgent ones, or doing more pleasurable things in place of less pleasurable) …….

Vostra I.

Joana Vasconcelos, Padiglione Portogallo, Biennale di Venezia

Joana Vasconcelos, Padiglione Portogallo, Biennale di Venezia, 2013

Read Full Post »

Questa volta ho deciso di scrivere le mie impressioni sulla Biennale d’arte di Venezia molto tardi, siamo già a novembre e l’esposizione finirà il 24, perché? Beh perché molto spesso se ne parla e se ne scrive entro e non oltre i giorni della vernice, i fatidici 4 giorni di follia creativ-mondana che affollano la città, si commenta si distrugge o si osanna qualsiasi cosa in pochissimo tempo quasi per voler dare la nota più sarcastica per primi.

Questa volta non lo farò, anzi non l’ho fatto per alcuni semplici motivi, l’esibizione curata da Gioni è enorme, davvero enciclopedica, ci vorrebbero mesi per osservare con attenzione ogni padiglione, ogni opera ogni spazio dentro e fuori i Giardini e l’Arsenale e questo tempo spesso non lo abbiamo.

Dettaglio Padiglione Nordico

Dettaglio Padiglione Paesi Nordici

Volevo proporvi quindi alcune cose che hanno attirato la mia attenzione per capacità narrativa e spiccata originalità, opere selezionate per meravigliare e lasciare i fruitori a bocca spalancata come fossimo in una wunderkammer, dell’arte come evasione se ne parla già fin troppo, ma che sia veramente così oppure siamo noi a volerla vedere in questo modo? Sono arrivata a considerare molti pezzi come consolazione piuttosto che evasione, come sollievo morale contro le pene della vita moderna e le sue regole piuttosto che come fuga in un mondo diverso e ancora, troppo poche sono quelle opere che cercano di scatenare gli animi, poche sbrogliano la matassa delle sensazioni e una, al Padiglione Gran Bretagna scalda il cuore con una tazza di the caldo al latte!

Magic English, Padiglione Gran Bretagna, Giardini della Biennale

English Magic, Padiglione Gran Bretagna, Giardini della Biennale

Dunque vi propongo un piccolo vademecum per la Biennale Arte last minute con quello che per me va visto, seguito, fotografato e commentato. Prendetevi un week end, attenzione che ne avete ancora due e venite a Venezia, la bassa stagione aiuta a trovare posto dove dormire e via in giro per la città. I Giardini e l’Arsenale sono luoghi splendidi e da visitare sempre e comunque, anche se come dicevo il tempo è poco, riuscirete a vedere più di quanto vi possiate aspettare impegnandovi un po’!

I Padiglioni esterni però non vanno sottovalutati, c’è il mondo che vi aspetta in giro per la città, avrete l’occasione di vedere Palazzi normalmente chiusi al pubblico come il Palazzo Mora con Culture? Mind? Becoming in Strada Nuova (San Felice), enorme e bellissimo, oppure Palazzo Marcello alla fermata del Traghetto di Sant’Angelo con una mostra di straordinario impatto sulla nuova fotografia di guerra, un reportage video sulla Repubblica Democratica del Congo di rara intensità. Richard Mosse con The Enclave rivela una tragedia umanitaria invisibile utilizzando un film di 39 minuti da ricognizione militare andato ormai in disuso, utilizzando colori psichedelici ironizzando su cosa significhi rendere bella una tragedia tramite colori saturi e forti. Mosse dimostra il potere dell’arte contemporanea di rendere manifesto un conflitto impalpabile e dimenticato, cerca quindi di far comprendere il Congo attraverso i suoi occhi e ci penetra con la sua sensibilità.

Non lontano da Palazzo Marcello, in Campo Santo Stefano a Palazzo Lezze si entra in punta di piedi in un salotto straordinario, tappezzerie, divano, poltrona, tavolo, libreria, libri, tutto ricoperto da un pattern meraviglioso, geometrie incredibili che ricordano le mude veneziane in medio oriente, kilim preziosi ed ipnotici, benvenuti a Ornamentation nel Padiglione dell’Azerbaijan, coordinato da Artecommunication, questo angolo di comodità ci racconta una storia suddivisa in sei prospettive artistiche che si collocano tra la tradizione islamica visiva, col suo lascito ornamentale e le influenze moderne. L’artista, Farid Rasulov rende omaggio all’antica via della seta tra Oriente e Occidente raffrontando il Palazzo veneziano ai tradizionali motivi azerbagiani che rivestono l’intera scena. Assolutamente da vedere e consiglio di farsi la foto e mandarla ai coordinatori che ve la pubblicheranno, arte e social ancora una volta uniti per dare linfa nuova all’opera!

Palazzo Mora Culture? Mind? Becoming. Painting a bird, Ye Yongqing.

Palazzo Mora Culture? Mind? Becoming. Painting a bird, Ye Yongqing.

The Enclave di Richard Mosse, Padiglione Irlanda

The Enclave di Richard Mosse, Padiglione Irlanda

Ornamentation, Padiglione Azerbaijan

Ornamentation, Padiglione Azerbaijan

Facciamo così, io vi metto la mia personale fotogallery e vediamo se troverete anche voi interessanti questi artisti, i loro temi, il tratto leggero di Marisa Merz o il tocco sarcastico del pupazzo di McCarthy al Padiglione Centrale dei Giardini, oppure il bellissimo video dello spazio degli Emirati Arabi Uniti, o i mutanti con visi di veneziani di Pavel Althamer, la modella gigante di Charles Ray Fall 91’ del 1992 (Charles Ray è l’artista di Boy with the frog, l’opera che fino ad un anno fa guardava il Bacino di San Marco da Punta della Dogana..)

Charles Ray, Fall 91'. 1992

Charles Ray, Fall 91′. 1992

Padiglione Australia, Simryn Gill, Let Go, Lets Go, 2013

Padiglione Australia, Simryn Gill, Let Go, Lets Go, 2013. Particolare

Padiglione IILA, Arsenale, Particolare

Padiglione IILA, El Atlas del Imperio, Arsenale, Particolare

Details are phantasmagorical scrisse Roland Barthes ed è realmente quello che appare davanti ai nostri occhi guardando l’opera o meglio il gruppo di opere realizzate da Pavel Althamer per la Biennale 2013, facce conosciute o meno su corpi fasciati di muscoli che ci osservano, strizzandosi in espressioni in equilibrio tra il dolore e l’estasi eterna.

Pavel Althamer, Almech 2012

Pavel Althamer, Almech 2012

 

Matt Mullican, Learning from that person's work, 2005

Matt Mullican, Learning from that person’s work, 2005

E indimenticabile resterà la pioggia d’oro nel padiglione russo, Danae  di Tizianesca memoria, e il suo mito, con un Giove così invaghito che pur di averla si trasformò in pioggia d’oro che, durante un temporale piovve sulla torre dov’era rinchiusa e attraversate le pareti di bronzo inzuppò di sé Danae addormentata, fecondandola. La pioggia di monete c’è davvero ed ovviamente sono solo le donne ad esser invitate a passeggiarvi sotto, protette però questa volta da pratici ombrelli trasparenti, mentre dall’alto come su di un matroneo, la gente e i moderni gentleman a cavallo  dell’architrave stanno a guardare…

Gentleman time has come to confess our Rudeness, Lust, Narcissism, Demagoguery, Falsehood, Banality and...

“Gentleman time has come to confess our Rudeness, Lust, Narcissism, Demagoguery, Falsehood, Banality and…”

E io? Non potevi non esserci, un’intrusa nell’opera di Marco Tirelli all’Arsenale.

E io? Non potev0 non esserci, un’intrusa nell’opera di Marco Tirelli all’Arsenale.

Spero che questo piccolo vademecum vi faccia voglia di andare a vedere la più importante, antica e grande esposizione d’arte veneziana. Almeno per dire ci sono stato anche io!

Vi prego solo di una piccola cosa, se vorrete usare le mie foto non c’è alcun problema, vorrei solo che scriveste la provenienza del supporto chiedendomelo! Grazie

Vostra Biennalisticalifragili I.

Lifestyle Grazia.it

Read Full Post »

Rudolf Stingel a Palazzo Grassi, un labirinto dell’anima e una visione in argento della Laguna.

L’emozione che si prova ad entrare a Palazzo Grassi completamente foderato di moquette è pari al silenzio che subito diventa percettibile calpestandoli. Rudolf Stingel classe 1956 nella sua personale più importante mai fatta, ha caratterizzato e riempito di se i 5mila metri quadrati di spazio di questo camaleontico spazio d’arte contemporanea veneziano.

I passi sono felpati come si stesse entrando in un tempio e il tono di voce si abbassa per non interrompere quel flusso di coscienza che si è già instaurato tra il visitatore e l’opera d’arte che in questo caso è tutto quello che si ha intorno, ogni punto di vista, corridoio, soffitto e scalinata sono arte, sono Stingel.

Palazzo Grassi Stingel

Palazzo Grassi Stingel

La mostra si potrebbe suddividere in tre tempi, nei tempi delle sensazioni dell’artista, si inizia con il grande androne ci accoglie e dopo la sorpresa iniziale e lo smarrimento, eccolo l’autoritratto, seminascosto dell’artista, su una parete buia, di certo non notabile, il suo interesse infondo non è quello di riconoscere l’artista dal suo viso ma dalla sua opera, muta e presente, viva e silenziosa come una Sfinge che pone i suoi indovinelli. Si sale, il percorso non è obbligato, si va dove la curiosità ci trascina, il kilim o meglio la copia di un kilim stampata su una moquette è ovunque, e le tele del secondo piano sono astratte, una dedica o meglio un omaggio a Fontana che negli anni sessanta dipinse delle tele argentee come il chiaro di luna che si specchia sul Canal Grande e le espose proprio a Palazzo Grassi che all’epoca era il centro internazionale delle arti e del tessuto diretto da Franco Marinotti e in particolare la mostra Arte e contemplazione del 1961 in cui Lucio Fontana propose per la prima volta il ciclo delle sue Venezie , evocando la laguna e i colori della città.

La luna e l’inconscio, come scrive la curatrice della mostra Elena Geuna, un rapporto intimo tra la città che lo ospita, i tessuti e i ricordi che questa città lascia anche quando si è lontani. Riflessi, emozioni, ricordi questo è l’astratto di quei trittici, di quella musica che sprigionano quelle tele monocrome. E si passeggia osservando il tutto uguale del labirintico allestimento che imita nell’imperfezione delle linee il movimento dell’isola, il suo non equilibrio. Salendo l’atmosfera si fa ancora più densa, ci aspetta la parte iconografica, copie di fotografie di statue lignee che hanno colpito gli occhi e l’interesse artistico dell’artista più che la loro simbologia religiosa. Statue quattrocentesche, chiaro scuri forti, attimi di trascendenza e immagini quasi grottesche che ci avvicinano all’estetica, che ci avvicinano a ciò che ci colpisce e che vogliamo scolpire nella memoria. Straordinario è al secondo piano, il ritratto ricordo che Stingel fa del suo amico, l’artista austriaco Franz West, mancato a luglio 2012, compagno di Biennale e di vita artistica, la sua immagine sta li, nel posto d’onore quello che solitamente viene “usato” dal protagonista della mostra e che invece messo qui dona un messaggio buono e malinconico sull’amicizia nel mondo dell’arte.

Palazzo Grassi è uno spazio malleabile, si trasforma al volere degli artisti e dei curatori ma mai mostra cedimenti o perdita di personalità e questo lo rende magico e camaleontico, i tappetti, il ricordo e la cultura mitteleuropea di Stingel si incontrano con la tradizione veneziana dei mercanti e del vezzo di appendere fuori dalle finestre i loro tappeti acquistati nel Medio oriente così ricco e per questo così prezioso. Con questa monografica abbiamo l’opportunità di passeggiare su un’opera d’arte di toccarla, di sentire e ascoltare i nostri passi ed i nostri pensieri, e di fermarci per quanto tempo vogliamo per seguire quelle linee sul tappeto che potrebbero diventare ipnotiche!

Vostra I.

Read Full Post »

Ideeintavola

Tutti a tavola con creatività!

Copper Beech School

Seasons, waves, poetry, sliding-panels and heroines

Il nuovo mondo di Galatea

Diario ironico dal mitico nordest

Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

minima & moralia

un blog culturale di minimum fax [versione beta]

Pensieri lib(e)ri

"Così ho messo tutto a posto. Sulla pagina, almeno. Dentro di me tutto resta come prima." I. Calvino

Meraviglie Museali

I piccoli meravigliosi Musei di Venezia

La Leggenda di Natale

Sesta Edizione

Ci Vediamo Quando Le Nuvole Tornano a Casa

Scritto, diretto e montato da Gibo

Scrapbook.

Since 2007.