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Posts Tagged ‘Palazzo Ducale’

Oggi ho accompagnato una classe di liceali a visitare la bella mostra su Tintoretto a palazzo ducale. La mostra è bella e davvero piena di spunti, tante idee e notizie e soprattutto la star è Susanna e i vecchioni, magistralmente interpretato da Tintoretto nell’opera del 1555.

Ai ragazzi Susanna non è piaciuta, anzi l’hanno apostrofata come grassa, cicciona, brutta… Questi commenti mi hanno lasciata davvero allibita, non perché non mi aspettassi commenti simili per carità, lavoro con le scuole da molti anni, ma mi aspettavo che la vedessero almeno personaggio catalizzatore, interessante e sensualissima. Invece niente. Niente di niente.

Vi racconto la storia, Jacopo Robusti rappresenta un momento della vicenda biblica (Daniele, 13.1-64) che ha per protagonisti due anziani giudici i quali, innamoratisi di una giovane, Susanna appunto, moglie del ricco Ioachim, la spiano per settimane fino al giorno in cui decidono di proporle di giacere con loro. In caso contrario l’avrebbero accusati adulterio: data la loro posizione sociale sarebbero stati di sicuro creduti e lei, di conseguenza, condannata a morte.

Susanna è bellissima, candida e lattea si lava credendosi sola e quindi libera di prendersi cura di sé. Questo tipo di bellezza era tipico dal medioevo, pensiamo alle caratteristiche raccontate da Dante di Beatrice o di Laura da Boccaccio, fino a Rubens o alle bellezze morbide e carnose dell’800. Essere magrissima al tempo poteva significare tisi o denutrizione quindi la bellezza era altra da questo. ..

Cosa è successo? La bellezza neoclassica di Canova, le cosce meravigliose scolpite da Bernini, le femmine di Tiziano e Veronese, le labbra delle donne di Raffaello, la donna in tutte le sue forme è bellissima.

Ragazzi ricordatevelo sempre.

Vostra giunonica I.

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Ritorna a Venezia, Edouard Manet, dopo i suoi viaggi nel 1853 col fratello e 1874 con moglie a amico, e questa volta è un incredibile successo. Nove sezioni dense di novità e di opere finalmente a portata di tutti, è arrivata Olympia per la prima volta fuori dalla sua Parigi, è arrivato il Pifferaio e Lola, il Balcon e una seconda versione della Colazione sull’erba, dello stesso anno della più grande e prestigiosa sorella che però non può uscire dalla Francia, una mostra dal respiro internazionale e stimolante all’interno delle sale stupefacenti dell’appartamento dogale a Palazzo Ducale qui a Venezia.

Manet, nato in una famiglia parigina alto borghese nel 1832 lascia subito intendere che non avrebbe continuato la tradizione famigliare studiando giurisprudenza, dopo però i primi rifiuti dell’accademia partì, iscrittosi alla scuola navale, verso Rio di Janeiro e fece ritorno in patria dopo un anno, e inizio a frequentare lo studio di Couture dove avrebbe imparato molto, facendosi però subito riconoscere per il sarcasmo ripetuto verso lo stile “da studio” che trovava troppo artefatto. Couture, offeso da questo giovane gli suggerì di studiare i classici soprattutto quelli esposti al museo del Louvre, dove Manet si iscrisse come copista e dove conobbe qualche anno dopo Berthe Morisot, amica e confidente per anni, nonchè unica pittrice Impressionista riconosciuta ma semi dimenticata.

Le Fifre, E.Manet

Le Fifre, E.Manet

Manet viaggiò molto, sempre sotto consiglio di Couture, arrivando a Venezia e Firenze e nel 1865 in Spagna, e in questi luoghi e attraverso la storia del Rinascimento, soprattutto Tintoretto, Veronese, Tiziano e Andrea del Sarto e la lezione di Velasquez. Attraverso questi studi e la vicinanza con il gruppo degli Impressionisti (di una generazione più giovane di lui e con altri ideali, dal realismo e dalla verità che Manet cercava di rappresentare) Manet tenta di entrare all’ambito Salon des Beaux Arts, tentativi falliti purtroppo sia con la colazione che con Olympia, pietra dello scandalo e perfetta paladina dei Refusè (Rifiutati) dove venne esposta, si racconta, di giorno in giorno sempre più in alto, tanto che chi la voleva vedere doveva portarsi un binocolo!

Olympia, la spendida prostituta che si divideva con Nanà i quartieri parigini a metà Ottocento, vestita di un fiocco nero guarda negli occhi i visitatori quasi a modo di sfida, occhi sicuri, occhi di Victorine, la sua modella per ventanni.

E poi la pittura continua e anche le contrattidzioni si fanno interessanti, la ricerca del Salon e la notorietà attraverso i Refusé, l’indole repubblicana e la ricerca della spiritualità, la relazione e poi il matrimonio con Suzanne, prima sua insegnate di pianoforte e poi amante e moglie, quel figlio, Leon, forse non figlio suo, ma riconosciuto, i viaggi e le vacanze sul Mare del Nord e la ricerca di notorietà “pulita” senza critiche o commenti, perchè il suo interesse era solo quello di raccontare quel che è esattamente com’è, senza fronzoli.

Manet usa il nero e non dipinge en plein air, Manet ama guardare, schizzare e proseguire con l’opera a casa sua, nel suo studio unendo immagine, realtà e ricordo e quando, poco prima di morire della malattia del XIX secolo, la sifilide, paralizzato e amputato dipinse solo fiori, l’unica cosa fresca che ogni giorno la sua cameriera gli portava.

é impossibile -capite-, impossibile che Manet non trionfi, schiacciando le timide mediocrità che lo circondano…  Emile Zola

Edouard torna a Venezia, una mostra imperdibile, la storia di un uomo prima che di un grande artista, la storia del cambiamento della città di Venezia, dal primo viaggio nel 1853 ancora austriaca, al 1874 ormai Italia ad oggi città del mondo e purtroppo poco dei veneziani.

Fino al 18 agosto, tutti i giorni, trovate un paio d’ore, non ve ne pentirete, ma portate nonostante il caldo un piccolo foulard, l’aria condizionata non perdona!

Vostra I.

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