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Posts Tagged ‘Punta della Dogana’

Women of the world today all dress alike. They are like so many loaves of bread. To be beautiful one must be unhurried. Personality is needed. There is too much sameness. The world seems to have only a desire for more of this sameness. To be different is to be alone.
Marchesa Luisa Casati

 

Acne Magazine tilda swinton alias Marchesa Casati

Acne Magazine Tilda Swinton alias Marchesa Casati

 

Anche questa volta Punta della Dogana ci offre una conversazione meravigliosa su una donna stravagante e grande musa del Novecento, tenuta da un’altrettanto interessante ed affascinante donna: la Marchesa Casati raccontata da Maria Luisa Frisa tra le mura del cubo progettato da Tadao Ando.

Come nasce una fashion icon? O meglio chi possiamo considerare vere icone di moda? Lo sguardo si posa su Anna Piaggi, storica giornalista e fashion editor di Vogue, la bibbia dello stile, e lei, Anna, ha sempre saputo osare e attraverso la moda e la sua profonda conoscenza, mixare stili e tendenze e non passare mai inosservata. Oppure Anna dello Russo, consulente creativa di Vogue per il Giappone e le sue gambe chilometriche, dove è il corpo che viene costruito per stupire, più che l’abbigliamento sempre curato, questa Anna potrebbe essere definita fashion maniac come l’ha giustamente descritta Helmut Newton. E come non citare un’altra divinità del glam come Daphne Guiness, che è stata nominata nella International Best Dressed List Hall of Fame nel 1994, grandissima ispiratrice di Alexander Mcqueen, lavora sul suo stile per creare il personaggio che ormai è inscindibile dalla persona. E poi c’è lei, la Marchesa Casati, la più scandalosa diva del suo tempo, colei che ancora oggi è osannata dai più grandi stilisti contemporanei.

I suoi occhi verdi intensificati dal kohl, trucco che oggi si potrebbe chiamare smoky-eyes make-up e veleno di belladonna, intensi e di mica, come scriveva Giacomo Balla elogiandola, la portano a viaggiare molto spesso, spostandosi e arredando di tutto punto tutti i suoi appartamenti, sempre con gusto eclettico e stravagante prediligendo il bianco, il nero e l’oro.

Spesso cambiando casa cambiava anche interessi sia di haute couture che di uomini, leggendaria la sua relazione con Gabriele D’annunzio, che riuscì a farla trasferire da Milano a Venezia a Palazzo Venier dei Leoni (futura dimora di un’altra grande celebrità come Peggy Guggenheim) nel 1910, quando in città erano presenti le più belle menti dell’arte e della cultura internazionale, qui vi conosce Pioret, e Mariano Fortuny che per lei preparerà alcuni dei più bei mantelli, che la Marchesa, si dice, utilizzasse sopra il suo candido ed androgino corpo nudo, quasi astratto, passeggiando per piazza San Marco con i suoi levrieri o col giaguaro al guinzaglio. E a questa sua abitudine s’ispirerà la maison Cartier nel realizzare il celebre simbolo felino. Quando la Marchesa, grande ispiratrice di voghe, mode e pettegolezzi, entrava in scena, con costumi strabilianti prodotti per lei appositamente da, rendeva tutti i suoi ospiti e soprattutto le donne, delle mere spettatrici del suo incantevole spettacolo.

Il suo spirito eclatante cela un fascino esotico, pellicce, turbanti, piume, boa constrictor al collo assieme a gioielli sfarzosi la rendono l’icona perfetta, l’irraggiungibile. Il suo stile fu dipinto e fotografato da tantissimi artisti come il Barone Adolf De Meyer, Man Ray e Giovanni Boldini, artefice del più celebre dipinto che immortala la marchesa, sfuggente e noir con tocchi viola, insieme al suo amato levriero, dipinto richiesto dalla Marchesa stessa ed esposta al Salon di Parigi nel 1909. E poi il forte legame intellettuale con i massimi esponenti del movimento futurista come Boccioni, Depero e Marinetti che la considera come la donna futurista per eccellenza, visto anche il suo amore per le auto da corsa.

Forse la Marchesa Casati, come dice la Frisa, potrebbe essere la ragazza da copertina dei nostri tempi, bella, vanesia ed eccentrica, senza però alcun particolare talento, tranne quello di essere nel posto giusto al momento giusto e senza dimenticare che faceva parte di una delle più ricche famiglie italiane di inizio secolo! Lavorerà tutta la vita per diventare un personaggio indimenticabile, certamente non si può definire come un’antesignana delle femministe ma di certo, come molte altre donne di quegli anni, portò avanti un’idea molto forte di indipendenza e certo, di libertà femminile.

Milano, Venezia, Roma, Capri, Parigi ed infine Londra, queste sono state le sue città, le sue feste, i suoi amici e i palcoscenici migliori per le sue “performances” che l’hanno resa un’icona pop ante-litteram, e come accade sempre, dopo una vita dispendiosa e stravagante compaiono i debiti e la vendita pubblica dei suoi beni, il rifugio londinese e la decadenza, come nel ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.

Ultima eccentricità di questa indimenticabile icona di stile, è stata quella di farsi seppellire con un mantello di leopardo ed insieme al suo pechinese imbalsamato, nel 1957 in un cimitero londinese. La sua lapide recita una frase immortale dallo shakespeariano Antonio e Cleopatra “L’età non può appassirla, né l’abitudine rendere insipida la sua varietà infinita”.

Vostra I.

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Turbine Generation in Venice

Turbine Generation in Venice

Che esperienza meravigliosa! L’arrivo della Tate a Venezia e il partecipare a questo workshop è stato una boccata di creatività in un mondo troppo grigio e sempre uguale a se stesso! Grazie Tate per organizzare momenti come questi, il mio cuore già fin troppo Brit ha esultato alla notizia che si sarebbe potuto far parte come staff del Progetto Turbine Generation  con Corinne Feldgate, proprio qui a due passi da casa [Punta della Dogana e Palazzo Grassi] e vivere in un’atmosfera internazionale attimi di creatività estrema, suoni che diventano segni, sillabe che trasformate a dovere creano una trama, un pattern appunto, che indica ciò che siamo veramente, senza pensarci troppo su.

Grazie Tate!

Armati di fogli di carta, fotocamere, idee, pennarelli coloratissimi e un museo straordinario quasi trecento ragazzi hanno partecipato alla creazione di un lavoro che verrà terminato stamattina, otto sezioni per un’unica opera d’arte che parlerà di ognuno di loro, quasi una catena di montaggio artistica che mette in risalto le capacità artistiche, scultoree e creative degli studenti veneziani e non, insomma uno spettacolo.

Ad ogni suono un segno

Ad ogni suono un segno

Consiglio di andare a vedere il sito della turbinegeneration, di curiosare tra le varie attività della Tate Gallery & Tate Modern e di lasciarvi andare a pazze azioni creative, chiudete gli occhi, disegnate il suono che sentite dentro, usate colori brillanti perchè è così che siete! Ogni parola è musica, ogni pensiero è arte, liberatevi da pre-concetti fricchettoni e costruiti e si, aprire la gabbia della mente da quello, uscite, smaterializzate ciò che si deve fare o dire per dire o fare quello che vi sentite in questo momento e in tutti gli altri, life is now (abusatissima frase che però ora rende l’idea!).

Che la forza della creatività sia con voi!

Obi I.

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Ideeintavola

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