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Biennale Architettura Entrata Arsenale

Biennale Architettura Entrata Arsenale

 

 

Chiuso il lunedì (escluso lunedì 3 settembre e lunedì 19 novembre 2012)

Biglietterie Giardini e Arsenale (Campo della Tana) ore 10.00 – 17.30. Ultimo ingresso in Mostra ore 17.45

Per maggiori informazioni sulla mostra http://www.labiennale.org/it/architettura/mostra/biglietteria/

 

Il Panama di quel signore stava aspettando da qualche giorno di essere indossato su completo di lino e riflettere la luce della Laguna …

È iniziata la Biennale e con essa gli animali da vernissage sono usciti dalle tane per radunarsi ai Giardini e all’Arsenale, tra chiacchiericci e affettuosi saluti mi sono infilata ad osservare il mondo creativ-mondano degli architetti internazionali, di questo così osannato Common Ground, di questa ricerca di tessuto urbano comune, di far collaborare le menti più che la ricerca, quasi ossessiva, dell’individualità.

Il problema, a mio avviso, è che sarà sempre difficile far lavorare insieme su un bel tavolo bianco, con lampade alogene e matite appuntite, tutte queste grandi teste che sempre più caratterizzano le nostre città e i nostri luoghi di aggregazione. Ognuno cerca, com’è ovvio che sia, la propria unicità e con questa credenziale in mano si passa alla ricerca di un piano comune che possa in qualche modo ottimizzare le intelligenze e dare soluzioni tangibili e sostenibili da questa terra che ormai non ha più posto nemmeno per noi.

Si spalanchino le porte della percezione di fronte a video stile Matrix con parole chiave e bombardamento di immagini random, plastici curatissimi di un passato neoclassico e ancora stereotipato, fotografie immense e squarci di realtà sub-urbana mai visti da me,  ma certamente vissuti da molte generazioni, modellini enormi e ricostruzioni di case, perché infondo diciamocelo, è sempre bello entrare ed uscire da una struttura simil-grezza di legno, giocare fa sempre tornar bambini!

Ho molto apprezzato il ritorno di plastici, modellini, piccoli alberi e casette, preparati perlopiù da giovani studenti in nottate di follia, mappe interattive e progetti appena realizzati o solo pensati, sono sempre i benvenuti in luoghi dove il forum la fa la padrone e dove si cerca di conversare più che agire d’istinto.

Amo le scritte sui muri, i disegni, gli stencil, le frasi ad effetto e tutte quelle piante stile sottobosco coltivate al Padiglione Italia, pochi gadget e quei pochi prodotti con materiali riciclati, finalmente! Resta inutile parlare di sostenibilità e di ambiente se si continuano a fare enormi stampate di carta che verranno immancabilmente buttate al primo angolo, e per gli appassionati, come me, del gadget per eccellenza, la borsetta di stoffa griffata dai Pavillion, quest’anno non c’è speranza per voi c’entrate, praticamente introvabili ci si accontenta di quella della stampa, rosso-fuoco, che va bene per tutto: Arte, Architettura, Danza, Cinema … come nella migliore tradizione del riuso! Credo che dal prossimo anno riutilizzerò quelle degli anni passati, sai mai che compaia la moda del vintage anche in Biennale!

Di archistar (così ormai vengono definiti i grandi architetti internazionali) ce n’erano parecchi e qualcuno di loro ha anche giocato con la propria popolarità come Norman Foster o Zaha Hadid, ma la dimensione ludica e fantasiosa di questo mestiere è ciò che lo rende così affascinante e ambito, la capacità creativa di fare, di tagliare, disegnare e costruire qualcosa che c’è in noi fin dall’infanzia, da quando si giocava coi lego o col meccano.

Genio e sregolatezza, colore e forma che si intersecano creando spazi, vita, altezze stratosferiche e grandi viste, pannelli e strade, scuole e chiese, l’inventiva non manca, lo spazio ormai si, quindi ancora più in profondità vanno cercate le idee che certamente tra qualche anno andranno rigenerate e non distrutte, modificate e non cancellate, implementate di nuove conoscenze e di nuovi spunti o semplicemente di nuove emozioni e atmosfere.

Infondo, nessun territorio è perduto….

Giardini della Biennale, Padiglione Francia

Giardini della Biennale, Padiglione Francia

112 nomi tra architetti, fotografi, studiosi, artisti che nel nome del Common Ground hanno accettato l’invito del direttore David Chipperfield proponendo 65 progetti per questa 13esima Biennale di Architettura Veneziana, i leoni ruggenti e d’oro sono stati vinti dal Padiglione Giapponese Architecture possible here? Home-for-All con commissario Toyo Ito, e da Torre David / Gran Horizonte, 2012 Urban-Think Tank (Alfredo Brillembourg,  Hubert Klumpner) e Justin McGuirk (Gran Bretagna e Venezuela espongono alle Corderie dell’Arsenale), l’argento è toccato a Grafton Architects (Yvonne Farrell e Shelley McNamara) (Irlanda espongono al Padiglione Centrale ai Giardini), La Giuria ha inoltre deciso di assegnare quattro menzioni speciali a: Polonia Making the walls quake as if they were dilating with the secret knowledge of great poker, Stati Uniti d’America Spontaneous Interventions: Design Actions for the Common Good, Russia i-city ai Giardini e a Cino Zucchi (Milano, Italia, espone alle Corderie, Arsenale, Copycat. Empatia e invidia come generatori di forma, 2012.

Giardini della Biennale, Padiglione Stati Uniti

Giardini della Biennale, Padiglione Stati Uniti

Anche se non ha ricevuto alcuna menzione, ho trovato molto interessante lo spirito critico ed ironico del Padiglione Israele Aircraftcarrier,  un “mall”,un emporio, in miniatura con oggetti in vendita dei più svariati importati dalla cultura statunitense.  Dal Monopoly che sintetizza la privatizzazione di molte compagnia pubbliche alle statuine con la testa movente che rappresentano la pace del 1979 tra Israele e l’Egitto, dalle carte di credito arrivate nel 1975 agli aerei da combattimento israeliani usati come carillon da appendere al soffitto.  Con l’arrivo degli Stati Uniti, Israele si trasforma, anche architettonicamente, e questo Padiglione ci propone il cambiamento non attraverso strutture  concrete ma attraverso una narrazione vivace, per associazioni di idee e interazioni con la cultura e la società. Un mutamento importante, dei segnali concreti che hanno mutato un paese da socialista a capitalista dai primi anni Settanta.  Da Vedere!

Torre David/Gran Horizonte Urban Think Tank e Justin McGuirk

Torre David/Gran Horizonte Urban Think Tank e Justin McGuirk

Il Leone alla carriera è invece stato vinto da Álvaro Siza Vieria La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore David Chipperfield, con la seguente motivazione:

“Perché ho la dimensione di ciò che vedo

e non la dimensione della mia altezza.”

Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine

“E’ difficile pensare a un architetto contemporaneo che abbia mantenuto una presenza coerente nell’ambito della professione quanto Álvaro Siza. Che una tale presenza sia mantenuta proprio da un architetto che vive e lavora all’estremo margine atlantico dell’Europa non fa che mettere in risalto la sua autorità e la sua condizione.”

Questo è stato detto e mi ha trovata perfettamente d’accordo, uomo duttile e curioso, il portoghese Siza, ha saputo interpretare sempre a suo modo con freschezza e profondità oggetti e  palazzi straordinari come il berlinese Bonjour Tristesse, l’architettura di Siza si riconosce per i diversi materiali utilizzati, per la raffinatezza del dettaglio e per il suo stile moderno e minimalista, unito a una profonda attenzione topografica e a uno sforzo d’inserimento delle sue opere nell’ambiente circostante. Il suo linguaggio architettonico è eclettico, non e’ riconducibile ad un solo riferimento, ma è l’espressione di una modernità fondata con grande maestria sulla mescolanza di diversi stili.

Vi consiglio di andare a vedere Viagem sem programa, disegni e ritratti, una mostra dedicata a questo grande architetto e alle sue passioni meno “famose” alla Fondazione Querini Stampalia fino all’11 novembre dalle ore 10 alle 18, chiusa il lunedì.

 

Anche questa Biennale è stata faticosa, certo interessante e anche se in qualche punto ho notato troppe installazioni, video, plastici  e qualche progetto non così originale, in fondo che se ne parli bene o che se ne parli male, l’importante è che se ne parli!

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Le monde est si vide si l’on n’y imagine que montagnes, fleuves et
villes, mais d’y savoir quelqu’un avec qui l’on s’entend, avec qui
l’on peut vivre en silence, c’est ce qui fait de ce globe un jardin
habité.
J.W. Goethe


Oggi, giornata splendida perfetta per essere settembre, è la giornata del riordino… sto sistemando vestiti, gonne, cd, libri, materiale sparso e vario, solo che per sistemare dovrei anche avere idea di dove mettere tutta questa roba e ovviamente non ce l’ho, quindi diciamo che sposto semplicemente cose da una parte all’altra della casa pulendo qui e la e basta!

Colonna sonora Vinicio Capossela che la radio della Mari apprezza e quindi suona, bene! La Biennale è stata interessante anche se un po’ sotto tono, certo le immancabili gnoccone con tacco alto piantate sul viale dei Giardini c’erano e anche tutte quelle personcine dai grandi cognomi e poco cervello, ma diciamo che in generale lo zoo culturale non mi ha dato le solite grandi chicche, la gente invitata alla vernice di architettura è sempre un po’ più site-specific rispetto alla giungla bellissima e multicolor di arte…l’articolo l’ho scritto, leggetelo se vi va, così saprete cosa ne penso…

Per il resto sono felice, felice come in un giardino abitato, felice d’una felicità tranquilla e morbida.

A presto

La Vostra I.


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