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Regionale veloce

Sto andando al lavoro e una signora è felicissima di questo caldo perché ci ci può far la doccia tutti i giorni e non ci si deve truccare perche si suda..interessante no? Di fatto posso capire, caldo è caldo siamo sui 35 di giorno e 25 di notte (in camera 30 fisso) e di certo non è l’ideale essere un panda ma non rinuncio al kajal. ..

In compenso anche oggi ho visto il marito che accompagna la moglie a prendere il treno, aspetta che salga e va..le tiene la mano la bacia e via.

Ecco dedico a tutti, in questa giornata calda, una bella doccia (o due) e qualcuno di premuroso che vi stia accanto, senza far caldo. Solo accanto e che vi segua amabile. Solo accanto e vi temga la mano come se fosse la piu preziosa congiunzione che avete. Come se il lasciarla sia motivo per riprenderla.

Perché ce lo meritiamo. Tutti.

Vostra sudata I.

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Stones of Venice

Sunshine is delicious, rain is refreshing, wind braces up, snow is exhilarating; there is no such thing as bad weather, only different kinds of good weather.

John Ruskin

Perché ha smesso di dipingere?”

“No perso il colore buono”

“E qual è quello buono?”

“Quello che non sussurra, è spavaldo e affronta la vita a testa”

Caro Gino

Oggi è stata inaugurata una mostra su di te, a Venezia alla galleria Ca Pesaro, e la settimana scorsa al Bailo a Treviso, due città a te care e ben conosciute vero?

Che bella la prima sala, ci siete tu, Arturo Martini, Felice Casorati, Boccioni e Balla, quante donne e che temperamento quelle signorine, che pensierosa la prostituta e che poesia la fanciulla piena d’amore di Arturo, tutte prodotte tra il 1904 e il 1913, voi che siete stati insieme il nuovo che avanza, voi che insieme avete fatto la generazione dei capesarini, i rivoluzionari!

Tu e Arturo avete vissuto tante esperienze insieme, nel 1907 tutti e due a Parigi e poi ancora insieme a Ca Pesaro dove conoscerete Nino Barbantini, giovane direttore ventitreenne che cerca di esaurire il sogno di Felicita Bevilacqua la Masa e di dare spazio ai giovani artisti veneziani non ancora conosciuti o rifiutati dalla Biennale di Venezia. Quando a te Gino, viene dato uno studio al secondo piano, proprio dove c’è la mostra, ne sei entusiasta e arrivi con le tue tele sotto il braccio, Nino capisce che sei tu, nel 1910 a portare la gioventù, quella lontana dalla belle époque, lontana dalla lentezza e dal decadentismo, la tua pittura è forte, vitale e diversa, è moderna.

Tu Gino che tanto hai amato la Bretagna vista nel 1909, ti ricordava certo le terre di Gauguin e dei Fauves, e poi alla Biennale a Venezia studi e ami Cézanne, tu che cerchi il segno e i tuoi tratti si fanno plastici e pieni di tempo e forza, tu che vai a vivere nello stesso anno a Burano per scappare dalla mondanità e dalla profumata Venezia di Selvatico.

Di te i tuoi amici dicevano sempre anima troppo sensibile, non regge il peso dell’ infelicità, e lo sappiamo è proprio la verità, la guerra, la prigionia, la miseria e l’amore lontano ti hanno tanto turbato. Questa fu la fine irreparabile della tua luminosissima presenza.

Di te sappiamo poco, cara anima gentile, la tua produzione è davvero esile, solo 130 opere, tra Venezia e Treviso vediamo le più famose, le tue più vibranti poesie in colore, le tue parole segno, che belli i tuoi paesaggi, li dipingevi libero, nei tuoi luoghi eletti: Burano, il Montello, la Bretagna e Asolo, e i tuoi alberi hanno l’anima, e si vede sai, la si vede bene.

Che brutta la guerra, la Grande guerra che si porta via un’intera generazione di ragazzi, di giovani uomini, spazzati via. Tu andrai in campo di concentramento e ne tornerai sconvolto, triste, ferito e la tua pittura ne risente cambiando, avvicinandosi al cubismo, a quel Picasso e Braque dei primi tempi, ma sempre guardando a Cézanne e coi tuoi colori che trascendono e non copiano la realtà.

Nel 1919 torni da Barbantini ma tutto è cambiato, la tua fragilità ti travolge e grazie al “Poemetto della sera” del 1923 ci lasci un testamento formale ed emotivo meraviglioso, una piccolissima tela apparentemente semplice e bucolica con animali al chiaro di luna che invece rappresenta simbolicamente la ricerca di un intero quando intorno si trovano solo pezzi, un groviglio di colori e di forme, un presagio.

Vent’anni in manicomio “il cielo si è oscurato per me, dentro di me è stata crocifissa la speranza, dentro di me ora c’è la follia“, nel 1927 vieni mandato a San Servolo poi Mogliano Veneto e poi Treviso al Sant ‘Artemio dove resterai fino a che non ti sei spento. Sempre visitato da amici che il più possibile hanno cercato di aiutarti, Martini e Comisso compresi, nel 1947 ti sei spento. Che anno questo 1947, ve ne siete andati tu, Zecchin e Martini, che destino eh? Nel 1948 la Biennale vi viene dedicata, a voi, giovani rivoluzionari del colore e del sentimento, a voi “antigraziosi ” che tanto avete insegnato e che ancora tanto avete da dire a noi.

Grazie Gino, grazie per la tua forza e le tue debolezze, per le sperimentazioni e per aver portato la Bretagna sul Montello e su Burano, te ne sono infinitamente grata.

Omaggio a Gino Rossi, Museo Bailo, Treviso 18 febbraio – 3 giugno 2018.

Gino Rossi a Venezia, Ca’ Pesaro, Galleria internazionale di arte moderna, 23 febbraio – 20 maggio 2018.

Ciao I.

Colori 

A volte le parole non bastano.

E allora servono i colori.

E le forme.

E le note.

E le emozioni.

(Alessandro Baricco)

NARRAZIONI

Sorgente: NARRAZIONI

Viva Arte Viva è un titolo davvero stuzzicante, ambizioso, curato, aggiungerei pensatissimo. La Biennale arte 2017 curata da Christine Macel sta per finire, affrettatevi, perchè nonostante non l’abbia trovata scoppiettante e celebrativa è pur sempre la Biennale e per questo VA vista.

Come al solito ci sono un paio di constatazioni che devo fare prima di raccontarvi le mie impressioni e le mie debolezze:

  1. Sono sempre senza tempo “libero”, quindi mi sono fatta un  mega tour de force per vedere Arsenale e Giardini in un solo giorno, è stato faticoso e bellissimo, ho incontrato tanti amici e parlato delle mie e delle loro sensazioni, ottimo.
  2. I padiglioni esterni spesso regalano scorci e possibilità che durante l’anno non ci sono, aperture straordinarie, piccoli ma importanti restauri, nuove joint ventures da non sottovalutare, mostre ed allestimenti splendidi… non ultime le manone di Quinn in canal Grande, credo tra le opere più fotografate EVER di questa Biennale, andateci, prendete una mappa e via, sono gratis!
Lorenzo Quinn

“Support” Mani gigantesche che sostengono Palazzo Sagredo, sul Canal Grande. Eccezionali!

 

3. Portate pazienza o voi c’arrivate, che io ne ho sempre meno alle venues, son stanca di video, di piagnistei, di femminismi fuori tempo, di calzini glitter e scarpe col tacco, di bimbi piccoli in marsupi stretti che paingono e gridano PIETA’, delle parlate romano-milanesi-shabby-chic, dei mini cani da borsetta col collare di design, degli aperi-colazione-brunch-cena (…) basta. Iniziamo, via con la carrellata di foto che ho scelto per voi!

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Io le scarpe fiorite di Michel Blazy in Arsenale le ho adorate, mi fanno pensare a quanto si cammina sia metaforicamente che fisicamente per arrivare da qualsiasi parte, alla Depeche oserei dire “Try walking in my shoes”, forse ci si stalla, ci si sofferma fin troppo, si fanno le “radici”… e poi perchè no, l’idea un po’ fetish di non buttare nulla, soprattutto le scarpe preferite e di farne un cache pot per le piante in fiore…beh d’altronde dobrebbero essere traspiranti n’est pas?!

Le stoffe cucite, quello che in gergo si chiamerebbe knitting, il taglia e cuci è ancora molto in voga tra le opere biennalesche e non, a ragione direi, quando il lavoro dell’artista è ancora legato a quello dell’artigiano o della tradizione molto più semplicemente, è sempre ragguardevole e pregiato. Quantomeno, alcuni artisti ricordano di avere mani abili al lavoro creativo e non solo supporti tecnologici splendidi ma leggermente freddi.

Loro, i morbidi, soffici enormi pom-pom di Sheila Hicks, tra le installazioni più selfie-ate dell’arsenale! “Escalade Beyond Chromatic Lands” ha avuto un enorme successo, meritatissimo per l’artista ottantenne statunitense che sta ora preparando un’installazione ancora più grande da portare a NYC.

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Sheila Hicks @Arsenale

Le Maschere Mapuche sono spettacolari, l’idea della perdita che sentiamo ogni giorno delle nostre tradizioni e delle nostre origini, vengono estremizzate da questo artista cileno: Bernardo Oyarzùn. Un padiglione buio, illuminato dalle scritte di fuoco a led sulle pareti che riportano 700 cognomi della comunità, che resiste all’estinzione nonostante tutto.

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Bernardo Oyarzùn, Cile, Arsenale

Stupendo Il Padiglione della Nuova Zelanda, non lo scopro qui con foto, perchè è talmente particolare ed interessante che ve lo dovete guardare, seduti in panca!

Ai Giardini la 57esima Biennale non riserva in realtà Padiglioni stupefacenti, ahimè.

Più che nel 2017 sembra di essere agli inizi del Novecento, con mille stili, mille opere, mille fili da tirare e nessuno realmente realizzato e compiuto; una Biennale che doveva essere arte allo stato brado, puro, si presenta invece labirintica e a volte perduta.

Splendida l’idea del Padiglione Francese, arte non è solo figurativa o contettuale ma anche musa … anzi 7 muse… ecco perchè con Xavier Veilhan c’è la musica che ci accompagna durante tutto il periodo della biennale , trasformando il suo padiglione in una geometrica  “scatola” acustica in legno, con tanto di studio di registrazione, in cui si far musica ogni giorno.

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Xavier Veilhan, Padiglione Francese.

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John Waters, Study Art Sign (For Prestige or Spite), 2007. Ai Giardini -Per me un MONITO!

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Abdullah Al Saadi, Padiglione Centrale, Giardini

Dal 2016 Abdullah Al Saadi (nato nel 1967 negli Emirati Arabi Uniti e trasferitosi in Giappone, a Kyoto, dopo essersi laureato in letteratura inglese) inizia a scrivere su rotoli, conservandoli in scatole metalliche della più diversa fattispecie: alla Biennale d’Arte di Venezia si presenta con “Diary in a metal box”. Rappresentano al contempo la sua memoria e una memoria collettiva del concepimento della vita nel mondo.L’ho adorato, sarà perchè usa anche la scatola dei Baicoli, sarà perchè scrive e disegna su semplici rotoli di carta, sarà perchè teme di dimenticare…

Più cehe una nuova Biennale ho trovato alcuni artisti straordinari che mi hanno fatta pensare, ci rivedremo tra due anni, speriamo con un po’ più di coraggio di rompere gli schemi o forse solo col coraggio di parlare d’arte e basta, del suo più intimo essere e non solo del corollario.

Vostra Biennalesca I.

Intuition @Palazzo Fortuny

Albert Einstein — ‘I believe in intuition and inspiration. Imagination is more important than knowledge.

 

In concomitanza con la Biennale d’Arte di Venezia 2017, la Fondazione Musei Civici di Venezia e la Axel & May Vervoordt Foundation presentano la loro sesta e ultima mostra progettata per Palazzo Fortuny, Intuition fino al 26 novembre 2017.

Curata da Daniela Ferretti e Axel Vervoordt e co-curata da Dario Dalla Lana, Davide Daninos e Anne-Sophie Dusselier, l’esposizione intende evidenziare e indagare i tanti e diversi modi in cui l’intuizione ha plasmato l’arte, in aree geografiche, culture e generazioni diverse. Saranno dunque riuniti artefatti antichi e opere del passato affiancate ad altre più moderne e contemporanee, tutte legate al concetto di intuizione, di sogno, di telepatia, di fantasia paranormale, meditazione, potere creativo, fino all’ipnosi e all’ispirazione.

 

La parola intuizione deriva dal latino intueor (composto da in «dentro», + tueor «guardare» = «entrar dentro con lo sguardo»). È l’ “illuminazione” che apre all’uomo nuovi sguardi e ispirazioni. La mostra indaga il ruolo dell’intuizione nella nascita e nello sviluppo dell’arte in diversi paesi, culture, epoche, mettendo insieme opere antiche, moderne e contemporanee.
Palazzo Fortuny questa volta ci aiuta nell’interpretazione e prende una forma “antropomorfa” per leggere la mostra che di per se non ha inizio né fine:  il piano terra potrebbe essere il nostro legame con la tradizione, con la terra, le origini; il primo piano o piano nobile, l’appartamento di Fortuny è il piano della mente, dei movimenti automatici, della fase rem dei sogni, della ricerca di finire l’infinito; il secondo piano ha la peculiarità di un incontro importante, qui si incontrano corpo e mente, la creatività ed il mettersi alla prova; mentre al quarto piano, mozzafiato e splendido sottotetto, c’è tutta la poesia della terra e della materialità insieme con la trascendenza dello spazio wabi e delle bricole della laguna.

 

Il percorso si apre al piano terra con una serie di notevoli menhir del periodo Neolitico, provenienti da antiche civiltà mediterranee. Potenti “sculture” che testimoniano i tentativi di primi anonimi artisti di mettere in collegamento due mondi, di creare una relazione immediata tra terra e cielo. Ma la medesima forza e la stessa intensità la si può trovare nei lavori presentati di Chung Chang Sup, Anish Kapoor e nelle installazioni di Marina Abramovic e di Nicola Martini che esplorano la relazione tra sostanza e apparenza, materia e percezione.

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 El Anatsui e Masaomi Raku

L’interesse dei Surrealisti per l’inconscio costituirà un importante focus dell’esposizione. La loro fascinazione per i sogni, per la scrittura e il disegno automatici e per lo stato di alterazione dell’”io” saranno rappresentanti in mostra dai ‘dessins communiqués’ e ‘cadavres exquis’ di André Breton, André Masson, Paul Eluard, Victor Brauner – tra gli altri – insieme agli esperimenti fotografici di Raoul Ubac e Man Ray, e alle opere su carta di Henry Michaux, Oscar Dominguez e Joan Miró. Questa eredità si rifletterà anche nei lavori di Robert Morris, William Anastasi, Renato Leotta e Susan Morris, aristi contemporanei che, dal 1960, hanno fatto rivivere rivistandolo e aggiornandolo l’interesse surralista per l’automatismo, giungendo a nuovi risultati formali e tecnici. Il secondo piano di Palazzo Fortuny sarà interamente dedicato a queste “scritture automatiche”.

 

“Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo” Alighiero Boetti

L’ultimo piano della casa-atelier di Mariano ospiterà una suggestiva installazione performativa – definita dalla partecipazione del pubblico che contribuisce a trasformarla – dell’artista coreana Kimosooja.

 

In “Archive of the Mind” il visitatore è invitato a modellare pezzi di argilla a forma di sfera, avvolto da una performance sonora in cui si sente l’artista mentre fa rotolare analoghi oggetti. Il momento meditativo e persino spirituale di ciascun visitatore viene congelato per sempre nelle sfere di argilla finite. Vi prego, prendetevi 5 minuti, scegliete l’argilla che più vi aggrada e sedetevi, il lungo tavolo ellittico è l’ per voi, non state facendo né il pane né la pizza, state pensando a voi stessi, al vostro mondo, al vostro piccolo o grande universo. Fate la vostra pallina e mettetela dove volete, non lanciatela, nessuno vuole che il proprio mondo venga gettato… posizionatela in una galassia a voi cara o solamente ad una galassia/punto che vi faccia sentire bene, lavatevi le mani.

Avrete così preso parte ad un’opera site specific che resterà unica, per sempre.
Vostra Intuitiva I.

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Anish Kapoor, White Dark VIII, 2001.

 

Info per la visita

Orari 10-18 (ultimo ingresso ore 17) chiuso il martedì

Biglietto 12€ intero, 10€ ridotto

Per visite guidate http://fortuny.visitmuve.it

 

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